Seleziona una pagina

C’è un’Italia che cresce lontano dai grandi flussi, sospesa tra mare e storia, fatta di vicoli che profumano di salsedine e silenzi interrotti solo dalle onde. È l’Italia dei borghi marinari, che oggi più che mai diventano motore della nuova Blue Economy. A raccontarlo non sono suggestioni romantiche, ma numeri importanti: secondo lo studio “Borghi italiani online (Edizione 2025)” dell’Osservatorio Telepass, nell’ultimo anno le ricerche sul web dedicate ai borghi sono aumentate del 52%. Nel solo 2024, cittadini italiani e viaggiatori internazionali hanno digitato sui motori di ricerca quasi 94 milioni di volte il nome di un borgo. In quattro anni le ricerche sono state oltre 210 milioni: una cifra che da sola racconta una rivoluzione.

Tra i nomi più cercati emergono con forza le località legate al mare. Otranto svetta su tutte: ogni mese, in media, 176.000 persone cercano informazioni sulla città più orientale d’Italia, attratte dal richiamo delle sue acque turchesi e della storia stratificata nelle mura aragonesi. Subito dopo c’è Maratea, la “perla del Tirreno”, dove il borgo scende tra falesie e piccoli porti naturali. Al terzo posto Locorotondo, finestra bianca sulla Valle d’Itria che d’estate diventa punto di partenza per esplorare la costa pugliese.

Cefalù, con il suo Duomo che sembra emergere dal mare; Sperlonga, arroccata sulle rocce come un presepe mediterraneo; Malcesine sul lago, sempre più legata alle attività nautiche; e ancora Vernazza, forse la sintesi più potente di cosa significhi “borgo italiano sul mare”. All’estero è proprio Vernazza a conquistare Stati Uniti e Francia, mentre Malcesine è il nome più digitato da tedeschi e britannici. Castelsardo sorprende la Spagna, mentre gli svizzeri scelgono Otranto, probabilmente sedotti dalla promessa di un’estate italiana fatta di mare e luce.

C’è una tensione evidente verso il viaggio lento, verso la scoperta dei luoghi dove il tempo scorre diversamente. Lo studio Telepass mostra come nelle diverse stagioni cambino i desideri di chi cerca: l’estate è il momento prediletto dei borghi sul mare, mentre d’inverno l’attenzione torna verso piccoli centri dell’entroterra. Sellano, Scarperia e Percile emergono come nuove mete, segno che la curiosità si sta spingendo oltre le destinazioni più note e blasonate.

Dietro questa crescita non c’è solo un fenomeno culturale. C’è anche un fattore molto pratico: la maggiore accessibilità. Telepass, attraverso la sua evoluzione in piattaforma integrata per la mobilità, ha reso più semplice raggiungere luoghi che un tempo sembravano complicati. Pedaggi automatici, parcheggi, carburante, treni, persino il dispositivo on demand che si acquista a scaffale per chi viaggia saltuariamente: ogni elemento riduce attriti e rende il viaggio più fluido. Una mobilità senza barriere è parte integrante dell’economia blu, perché la sostenibilità non è solo ambientale, ma anche sociale e logistica.

L’interesse crescente per queste località non rappresenta solo un fenomeno turistico, ma un cambiamento di paradigma: i borghi costieri stanno diventando hubs della Blue Economy. Stimolano l’imprenditoria locale, sostengono il lavoro stagionale qualificato, valorizzano la pesca tradizionale e l’artigianato, e portano nuova vita in aree dove il rischio di spopolamento era reale. Il turismo lento restituisce dignità a luoghi che vivono fuori dalle rotte di massa e che proprio per questo possono offrire un’esperienza autentica.

Otranto, Maratea, Vernazza e tutti i borghi citati nello studio non sono solo destinazioni: sono simboli di un’Italia che trova nel mare non un limite, ma un orizzonte. Ed è lì, sospesa tra una scogliera e un porto, che l’economia blu del turismo lento sta costruendo una nuova storia.